Ju-on è un film del 2000 scritto e diretto da Takashi Shimizu che ha dato vita a una saga longeva composta da altri 8 film, poi a un videogioco, a una serie tv uscita su Netflix e a diversi remake statunitensi (i primi due diretti dallo stesso Shimizu). I primi due capitoli della saga giapponese, inoltre, erano stati girati per la televisione.


Trama
Il maestro delle elementari Kobayashi è preoccupato perché uno dei suoi studenti, Toshio Saeki, non si presenta a lezione da diverso tempo. Decide così di andare a trovare il bambino a casa, ma ad attenderlo non ci sono i genitori. Ben presto, l’uomo capirà che qualcosa di oscuro è avvenuto dentro le mura dell’abitazione.
Ju-on è una maledizione scagliata dallo spirito di coloro che sono uccisi o muoiono in preda a una furia violenta e si manifesta nei luoghi in cui la persona è vissuta, propagandosi attraverso coloro che ne vengono in contatto.
Recensione
Ju-on in giapponese significa “rancore”. Il film è diviso in vari capitoli non cronologici e la narrazione è da subito affascinante. Il basso budget si riflette sulla messa in scena e la qualità video, ma aggiunge anche quel qualcosa in più.
Guardare Ju-on a volte è come osservare delle registrazioni dalla video sorveglianza. Ogni ripresa è spigolosa, o angolare o dall’alto, come se la camera stessa fosse un fantasma che osserva l’azione sotto di sé. Non c’è molta innovazione tecnica, ma riesce a terrorizzare proprio per questo. La suspense dell’orrore avviene in modalità reazione-rivelazione, che sovverte ad esempio la scuola della suspense hitchcockiana. Il film ha una durata di 70 minuti, nei quali si fa luce sul mistero degli omicidi che hanno dato il via alla maledizione, non approfondisce i personaggi, rendendoli pure e semplici vittime di qualcosa di più grande di loro. Questa “trascuratezza” nella caratterizzazione è funzionale per quello che Ju-on vuole raccontare: il silenzio dell’abuso.
Questo primo capitolo ha fatto la storia del cinema dell’orrore asiatico e occidentale, ma consiglio anche la visione del capitolo successivo, Ju-on 2, per avere uno sguardo d’insieme.

Dietro la porta chiusa
Ciò che avviene in una casa e dietro a una porta chiusa non si può conoscere. In questo caso l’abuso è la tematica centrale, ciò che scatena la maledizione e che si fa più rumoroso man mano che il film va avanti. La violenza domestica è qualcosa di imperdonabile, infatti il carnefice non viene giustificato e non viene perdonato.

Una nota d’onore va anche al sound design, in quanto nel film ci sono pochi dialoghi, ma diversi effetti audio molto ingegnosi. A causa del basso budget, alcuni suoni “sinistri” sono stati prodotti da Shimizu in persona, come gli scricchiolii. Inoltre il gatto è l’animale simbolo di Ju-on, una creatura per la cultura popolare occidentale molto riservata, silenziosa e per certi aspetti inquietante.
In Giappone, invece, il gatto nero, nello specifico, è un animale che porta fortuna, soprattutto contro gli spiriti maligni e in generale che tiene lontano le influenze negative. In Ju-on il miagolio è un segnale di pericolo, ma è anche un campanello d’allarme, quando ormai è troppo tardi per salvarsi.




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