Babystar è una commedia satirica tedesca che affronta con amarezza e ironia, il rapporto tra famiglia, social media e cultura degli influencer nella società odierna.
Joscha Bongard e Francis Rees, fondatrice del Child Influencer Project. Francis Rees è docente di diritto all’Università dell’Essex, studia la partecipazione dei minori ai contenuti digitali e all’economia degli influencer. La sua ricerca analizza i rischi di sfruttamento commerciale dei bambini online e le lacune delle attuali norme di tutela. Il suo lavoro contribuisce al dibattito internazionale sui diritti dei minori e promuove pratiche digitali più sicure e responsabili.


Al centro della storia c’è Luca, un’adolescente che vive in una grande casa insieme ai suoi genitori e che, nonostante la giovane età, ha già milioni di follower. La sua vita, almeno all’apparenza, sembra perfetta: popolarità, successo e una famiglia affettuosa. Il problema è che quella vita non è mai stata davvero una sua scelta. Essere un’influencer è infatti diventato un vero e proprio affare di famiglia e Luca è cresciuta sapendo di avere anche delle responsabilità nei confronti degli sponsor. Inoltre tutto ciò che fa, fin dalla sua nascita viene ripreso e mostrato a milioni di persone.
La situazione cambia quando i genitori decidono di avere un altro figlio. Per Luca questa scelta rappresenta una vera minaccia: abituata a essere al centro dell’attenzione, teme di perdere il suo ruolo di “figlia speciale”. La ragazza si trova così a fare i conti con la sua salute mentale: cosa succede quando il proprio valore sembra dipendere esclusivamente dall’attenzione degli altri?

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival nel 2025, Babystar ha attirato l’attenzione della critica ed è stato accostato al cinema di registi come Yorgos Lanthimos e Ruben Östlund. Il film utilizza infatti l’umorismo e la satira per mettere in evidenza gli aspetti più assurdi e inquietanti della società contemporanea, soprattutto quando sono i bambini e gli adolescenti a essere coinvolti nel mondo dei social, soprattutto per mano dei genitori.
Il tema è particolarmente attuale. Babystar arriva infatti in un periodo in cui il rapporto tra minori e piattaforme digitali è sempre più discusso e osservato. Il film prende questa realtà e la porta all’estremo, mostrando una famiglia nella quale l’esposizione online non è semplicemente una scelta personale, ma diventa quasi un obbligo e una fonte di reddito. La satira, però, non è sempre efficace allo stesso modo. In alcuni momenti il messaggio sociale tende a essere ribadito più volte, finendo per perdere parte della sua forza. Anche il finale, meno incisivo rispetto alle premesse, attenua leggermente quel senso di disagio che il film riesce a costruire durante la storia.

Il punto di forza di Babystar è Luca, un’adolescente apparentemente privilegiata che, dietro la fama e il successo online, desidera semplicemente una vita normale. Cresciuta in un mondo dominato dai social, fatica però a distinguere la propria identità dall’immagine che mostra agli altri.
Il film è una riflessione amara e attuale sulla pressione dei social sui più giovani. Pur con qualche limite narrativo, Babystar è una commedia satirica intelligente e provocatoria, facendoci riflettere su una generazione cresciuta sotto lo sguardo costante di un pubblico virtuale.
Babystar arriva nei cinema del Regno Unito e dell’Irlanda a partire dal 25 settembre.



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