Immaginate se Creepshow e Venerdì 13 avessero avuto un figlio autocosciente e lo avessero abbandonato nel sud del New Jersey. Oggi parliamo di un film indipendente chiamato Arbor Day.
Ogni anno, in occasione dell’Arbor Day, un campeggio del New Jersey chiude i battenti. Tra gli abitanti della zona circolano da tempo racconti di misteriose sparizioni e inquietanti avvistamenti nei boschi circostanti. Quando un visitatore curioso decide di approfondire la leggenda, si ritrova ad ascoltare cinque racconti da brivido che svelano, poco alla volta, la presenza di una forza oscura e letale che si nasconde tra gli alberi.


Arbor Day: La radice del male è un’antologia horror composta da cinque episodi, diretti da altrettanti registi indipendenti, che si intrecciano in un unico universo narrativo. In poco più di un’ora il film riesce a costruire una mitologia coerente, ripercorrendo decenni di tragedie e rivelando le origini del nuovo slasher conosciuto come “L’Arborista”. Attraverso fascicoli di polizia, testimonianze e differenti versioni degli stessi eventi, il bosco diventa il vero protagonista: un luogo apparentemente incontaminato che si trasforma in uno scenario carico di tensione, dove il male sembra celarsi dietro ogni ramo.
L’opera è ricca di richiami ai grandi slasher ambientati nei boschi, con numerosi omaggi al cinema horror classico e una buona dose di ironia grazie ai continui giochi di parole legati al mondo degli alberi. Gli effetti speciali pratici rappresentano uno dei punti di forza della produzione e contribuiscono a valorizzare un progetto che dimostra come creatività e passione possano compensare un budget contenuto.
Ma Arbor Day: La radice del male non è soltanto un film horror. Alle sue spalle c’è anche una significativa iniziativa benefica: grazie alla collaborazione con la Arbor Day Foundation, per ogni biglietto del cinema e per ogni copia fisica venduta viene piantato un albero, trasformando la visione del film in un piccolo contributo concreto alla tutela dell’ambiente.

Anche la storia della produzione rende questo progetto particolarmente significativo. Dopo essere stato colpito da un ictus nel maggio 2025, il regista del film Michael Jayne ha trasformato la realizzazione della pellicola in parte del proprio percorso di recupero. Impossibilitato a seguire una produzione tradizionale, ha ideato un modello innovativo che ha coinvolto cinque registi, cinque storie e un unico antagonista, dando vita a un lungometraggio girato in appena sette giorni con un budget inferiore ai 55.000 dollari.
Presentato in anteprima allo SModcastle Cinemas di Kevin Smith durante l’Arbor Day, il film è ora protagonista di un tour in dieci stati americani con proiezioni, incontri con il pubblico e merchandising esclusivo. Un’antologia horror che diverte gli appassionati del genere, rende
omaggio ai classici slasher e, allo stesso tempo, dimostrando che anche tramite l’horror giudicato spesso male, si possa fare del bene.

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