Quanto amiamo gli slasher? Da Nightmare a Venerdì 13, da Halloween a Scream. Sono decine e decine di anni che ne vediamo di ogni. E vediamo anche i loro sequel, reboot, prequel, etc. Ed è proprio questo che è Camp Miasma.

Uno slasher famosissimo che è ormai arrivato all’ennesimo insoddisfacente sequel per poi essere messo da parte. Ad una regista alle prime armi (interpretata da una bravissima Hannah Einbinder) viene data l’opportunità di girare un nuovo film della saga. Lei ha tante idee, ma una su tutte è quella di riportare sullo schermo cinematografico Billy Presley (interpretata da una grande Gillian Anderson), l’attrice che prese parte come protagonista al primo film del franchise e che decise successivamente di lasciare la recitazione. La regista, Kris, decide di andarla a trovare nella sua casa (che poi è il set del primo film della saga) per convincerla.
Ed è qui che partirà una relazione assurda e grottesca che farà capire alla protagonista ciò che bisogna fare. Non è facile parlare di questo film descrivendolo. Bisogna vederlo. E bisogna soprattutto goderlo. Il metacinema, che è al centro della narrazione, ci riporta verso tutta la storia dello slasher. Su come ha cambiato la società, su quello che era all’inizio, sulle sue implicazioni politiche e sociologiche.


Ma in Camp Miasma si parla anche di altro, ovviamente. L’identità sessuale della regista è ben nota e già con I Saw The TV Glow ci descriveva la difficoltà del riconoscere se stessi. Qui invece la difficoltà è nel riconoscere e conoscere il proprio corpo. Il lasciarsi andare. Il capirsi. Le due cose (da una parte: l’amore per il cinema, per la sala, per il film e perchè no, per i sequel & da un’altra parte: il sesso, il corpo, l’eccitazione, l’orgasmo) si fondono e ci portano dentro un mondo allucinante.
Fatto di montagne disegnate con gli acquerelli, caramelle colorate di tutti i gusti e sangue a volontà. La visione del film che la regista vorrebbe girare, quasi da “Elevated Horror” non può funzionare senza la visione di “sangue e carne” dell’attrice. Una cosa deve tirare l’altra. E quindi: sapere cosa si sta girando con consapevolezza del mondo che cambia intorno a noi, ma anche scene splatter assurde con il sangue a fiotti che schizza ovunque (anche in una maniera cartoonesca).

Camp Miasma è una goduria totale, un orgasmo di morte, uno squirting di sangue. Il tutto dentro un film incredibile che ci regala anche molti momenti esilaranti. Jane Schoenbrun è una delle voci più interessanti di questi anni. La aspettiamo al varco, perchè anche “se la prima volta è la migliore”, penso che riuscirà a farci godere ancora con altri fantastici film.




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