Daddy’s Head: il volto del male (Daddy’s Head, 2024) è un film di genere horror diretto da Benjamin Barfoot. La pellicola è stata accolta positivamente dalla critica, con l’84% di recensioni positive sul sito aggregatore Rotten Tomatoes e alcuni critici hanno notato delle somiglianze con Babadook e Under the Skin.
Trama
Dopo un tragico incidente, James muore, lasciando un figlio, Isaac, e la seconda moglie Laura (Julia Brown). I due continuano a vivere nella grande villa di James e mentre elaborano il lutto, Isaac inizia a sentire una presenza in casa. Ben presto il ragazzo e Laura dovranno fronteggiare qualcosa di mostruoso. È possibile che James, in realtà, non sia morto?

Recensione
Daddy’s Head è un horror psicologico e soprannaturale che gioca con il contrasto luce/ombra, insinuando nello spettatore la sensazione che qualcosa sia sempre nascosto a osservare. Il film si apre con un giovane che osserva in una stanza vuota la grata del condotto dell’aria ammaccata e da lì parte un lungo flashback. Non mancano i momenti di terrore in piena luce, o, meglio, di crescente ansia. Un elemento interessante di questo horror è che i fenomeni soprannaturali vengono sperimentati da entrambi i protagonisti, ma solo Isaac vuole capire cosa succede.
La casa, che è l’ambientazione in cui si svolge tutto il film, è grande e composta da vetrate che danno sul giardino e il bosco circostante. Quello che può essere un ambiente verde, rigoglioso e vivo, in Daddy’s Head è sinonimo di morte: James, il padre di Isaac, aveva deciso di installare la tomba della madre poco fuori il cortile.
L’orrore psicologico sta nel tema del lutto e del dolore e di come questo viene elaborato da Isaac e Laura.

In questa casa non c’è spazio per il dolore
Daddy’s head è un film dalla regia pulita e con un paio di transizioni di scena molto interessanti. Il film si apre con le conseguenze dell’incidente mortale di James e la notizia della sua morte. Non si parla solo dell’elaborazione del lutto, ma anche di come non ci sia un modo giusto di farlo: Laura esterna le emozioni, piange, ascolta musica ad alto volume e beve per anestetizzare. Isaac trattiene tutta la rabbia e la tristezza, sfogandosi con i videogiochi, come per estraniarsi dal mondo degli adulti che lo compatiscono. Per il ragazzino la morte del padre segna la perdita dei punti di riferimento, dato che anche la madre era mancata tempo prima.
Un altro tema centrale del film è il rapporto tra matrigna e figlio. Laura dice dall’inizio che ha deciso di rimanere con James perché lo amava, ma non per fare la madre. Il linguaggio del corpo della donna e del ragazzino è chiarissimo: i due non sono a proprio agio in presenza dell’altro. Isaac è troppo arrabbiato e Laura non sa come gestirlo, non sa interpretare il suo dolore, lo considera eccessivo, violento.
Ciò che non riusciamo a capire diventa ingombrante e per una donna che non voleva essere madre la risposta è la paura. In Daddy’s head temere qualcosa di estraneo assume contorni tetri e raccapriccianti e la creatura che terrorizza i due protagonisti è una conseguenza di tutte le paure che ci teniamo dentro.





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