È in uscita oggi 27 maggio nelle sale italiane il film più atteso della stagione, ovvero Backrooms diretto da Kane Parsons e prodotto da A24. Il film sta uscendo in contemporanea a livello mondiale, ma le prime recensioni di critica sono positive.
Trama
Anni Novanta. Clark (Chiwetel Ejiofor) è un infelice architetto costretto a lavorare come responsabile in un negozio di mobili insieme ai suoi collaboratori Kat (Lukita Maxwell) e il fidanzato Bobby (Finn Bennett). L’uomo va da tempo in terapia dalla dottoressa Mary Kline (Renate Reinsve), una donna con un passato traumatico dovuto alla malattia della madre. Una sera Clark nota un luccichio nella parete del seminterrato del negozio e con grande sorpresa attraversa la parete, trovandosi in uno spazio che non riesce a descrivere. La sua curiosità per questo nuovo mondo lo spingerà sempre più in là mentre Mary dovrà combattere il suo scetticismo. Nel buio di una stanza, un uomo (Mark Duplass) osserva l’esplorazione delle stanze.

Premessa
Quando Kane Parsons è stato scelto per dirigere un adattamento cinematografico del fenomeno di internet, le backrooms, ha attirato l’attenzione specialmente per la sua giovane età. Si sono nutriti dubbi sulla riuscita di un progetto del genere da parte di qualcuno con così poca, se non nulla, esperienza cinematografica. È soprattutto questa scelta a rendere il film Backrooms affascinante. Il fascino per gli spazi liminali e per le backrooms nasce nel 2019 su 4chan e cresce attraverso la fantasia degli utenti, che creano “livelli” e mostri man mano che qualcuno ci si addentra. Parsons ha dato forma su Youtube con il canale Kane Pixels alla sua idea delle backrooms con la tecnica found footage. Ed è da qui che A24 lo ha scelto.

Recensione
Il film nasce da una mente della generazione z per un pubblico di coetanei. Con questo non voglio dire che si discrimina una larga fascia di pubblico, ma la si lascia “indietro”. Una persona che non ha mai voluto approfondire questo fenomeno di internet guardando questo film non ne capirà il senso.
Kane Parsons ha accettato un progetto con consapevolezza e maturità, riconoscendo l’importanza delle backrooms e l’impatto che ha avuto su internet.
In questo film al centro troviamo la solitudine: Clark è solo per problemi che lui stesso ha creato. La scoperta di un altro mondo che è vuoto come lui gli dà conforto, lo fa sentire finalmente a casa. Il difetto di Backrooms sta però nei dialoghi tra i personaggi e nelle loro interazioni. Su questo punto si vede la poca esperienza di Parsons, ma è qualcosa su cui si può lavorare. A parlare (e in certi casi letteralmente) sono le stanze che si srotolano sotto gli occhi di Clark e Mary.
Le backrooms ricordano e riproducono e la sensazione che lasciano è di spaesamento e vertigine. Si gioca molto bene con le prospettive degli spazi: un piccolo foro nel muro può rivelarsi un tunnel percorribile e una camera chiusa può avere porte nascoste. Il found footage, ripreso dalle serie su YouTube, in quello che possiamo definire un “analog horror” è il mezzo ideale per trasmettere questa inquietudine.
Gli spazi sono adibiti a uffici, cucine, camere da letto, ma sono tutti vuoti. Il film è ambientato negli Anni Novanta ma parla alla società consumistica di oggi, di com’era il mondo e come l’abbiamo visto diventare e fagocitare le realtà più piccole. Anche il vuoto ha la sua voce, a volte bisogna essere solo abbastanza intrepidi o stupidi per poterla sentire e seguire.

Conclusioni
Backrooms non è privo di difetti, primo tra tutti la costruzione dei personaggi e il loro sviluppo, ma riesce a trasmettere ciò che quella frase su 4chan ha dato inizio a tutto nel 2019.
“post disquieting images that just feel off”
“feel off” è un termine inglese che fa riferimento a quelle cose che ci sembrano strane o fuori posto anche se presi nella loro singolarità sono normali.
Guardare Backrooms è come vivere un incubo da dove non ci si può svegliare e su cui nessuno vuole dare risposte.



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