Il 29 gennaio è uscito nelle nostre sale un horror promettente e sanguinolento ovvero “Ben – Rabbia animale” (Primate) diretto da Johannes Roberts (regista della saga 47 metri e di The Strangers: Prey at Night). La pellicola ha avuto buoni incassi e la critica è stata mista.

Trama
Lucy (Johnny Sequoyah) torna a casa alle Hawaii dopo tanto tempo insieme a due amiche, Kate (Victoria Wyant)e Hannah (Jessica Alexander) e a Nick (Benjamin Cheng). La madre di Lucy si occupava dello studio degli scimpanzé e, dopo la sua morte, la famiglia ha adottato in casa uno di loro, chiamandolo Ben. A occuparsene nella grande villa con piscina a strapiombo sul mare ci sono il padre Adam (Troy Kotsur), uno scrittore sordomuto, e la sorella Erin (Gia Hunter).Quando Adam va fuori città per lavoro, una tranquilla e divertente serata si trasforma in un incubo. Ben non sembra più lo stesso e inizia a essere molto aggressivo.

Recensione
Su questo sito abbiamo parlato del ruolo degli animali nel mondo videoludico e cinematografico e Ben – Rabbia animale entra benissimo in questo discorso. Il film è ispirato a un fatto reale che ovviamente è stato ingigantito per questioni di trama (come Cocainorso). Il materiale promozionale è ruotato prevalentemente intorno alla violenza e all’efferatezza delle scene e possiamo dire che il film ha tenuto fede alle aspettative. Ben diventa una bestia feroce, che strappa la carne, sfonda i crani e non ha pietà per nessuno.
La componente più interessante è che tutto ciò avviene nel silenzio di una casa vuota e in parte distrutta. Il tema centrale composto da Adrian Johnston è d’effetto nei momenti più tesi e fa crescere un senso di pericolo nello spettatore facendolo sentire in trappola, osservato da un Ben silenzioso e letale. Se da una parte il film ha dialoghi ridotti all’osso (non ci sono superflui scambi di battute sul piano d’azione, ma prevalentemente si agisce e basta), dall’altra Ben diventa una bestia feroce, che strappa la carne, sfonda i crani e non ha pietà per nessuno. La componente più interessante è che tutto ciò avviene nel silenzio di una casa vuota e in parte distrutta.
Il tema centrale composto da Adrian Johnston è d’effetto nei momenti più tesi e fa crescere un senso di pericolo nello spettatore facendolo sentire in trappola, osservato da un Ben silenzioso e letale.
Se da una parte un film che ha dialoghi ridotti all’osso (non ci sono superflui scambi di battute sul piano d’azione, ma prevalentemente si agisce e basta), dall’altra vengono utilizzati degli espedienti di trama tipici del genere che rompono la sospensione dell’incredulità e generano frustrazione. Anche se la violenza è al centro, non mancano i momenti comici, che rendono le scene d’azione più divertenti: una vera e propria dinamica del gatto e del topo.
L’estetica del film è subito riconoscibile, non a caso un altro lavoro che porta la firma di Johannes Roberts e che è allo stesso tempo horror e pop è The Strangers – Prey at night.
Ben – Rabbia Animale è un survival al femminile che vede volti nuovi come Johnny Sequoyah e Gia Hunter. Ciò che colpisce poi del film è il conflitto con qualcosa (qualcuno) che pensi di conoscere come te stesso e che però non ti restituisce lo sguardo. Non abbiamo il tempo di conoscere Ben, ma in ogni caso più che paura proviamo un senso di colpa e compassione per una creatura che nella sua vita non ha mai fatto nulla di male. La natura animale è imprevedibile e Ben – Rabbia Animale porta questo aspetto al massimo livello.

Conclusioni
Il film non è perfetto, ci sono tanti espedienti di trama che rompono la magia della visione, ma è sicuramente un’opera di intrattenimento come ormai se ne vedono poche. Ben – Rabbia Animale cerca di prendersi sul serio, ma è chiaro il suo intento, perché risponde a quello che il pubblico vuole vedere in un film del genere: personaggi con poco istinto di sopravvivenza e tanto, tanto, sangue.




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