Film d’esordio nel 2002 per Lucky McKee (regista di altre perle rare come ad esempio The Woman), che arriva al cinema con un film dal titolo “May”. Del quale il regista firmerà anche soggetto e sceneggiatura.

May (interpretata da una sbalorditiva Angela Bettis) non ha avuto un’infanzia facile. Affetta da strabismo dalla nascita, fa fatica ad avere degli amici. Il padre e la madre invece di aiutarla a superare le difficoltà decidono di nascondere il suo “difetto” dietro una benda. E decidono di regalarle per compleanno una bambola. Così, ha detta loro, potrà avere una migliore amica. Cresciuta con genitori benpensanti e negligenti, May non riuscirà ad avere nessun contatto umano. Comincerà da grande a lavorare come assistente da un veterinario e vivrà da sola con la sua “amica bambola” ed un gatto.
May però ha voglia di esplorare il mondo e conoscere persone. Si innamora di un ragazzo incontrato per caso di nome Adam (un bravissimo Jeremy Sisto), mentre a lavoro subirà le molestie della sua collega (una straordinaria Anna Faris). Ma, come si sarà capito, per May non è facile avere rapporti umani e farà fatica a conservarli e a gestire le emozioni.

Questo è uno degli horror più belli degli anni duemila. Lucky McKee dirige alla grande, tratteggiando il lato umano di ogni personaggio come pochi altri registi. Parte con un film che per la prima parte sembra quasi un film romantico di una dolcezza unica e sfocia lentamente nell’horror. Ci parla di solitudine, di emarginazione, di mancata educazione genitoriale. Ci mostra tutto il dramma del non sentirsi a pieno all’interno di una società, che se ti rifiuta ti fa in qualche modo impazzire. Fino a tentare strade assurde per trovare una soluzione adeguata.

La superficialità fa da padrone in questo mondo e anche May, fissata con le parti del corpo delle persone che incontra, pensa che da un piccolo dettaglio si possa trovare un intero. Come se due belle mani o un bel collo possano bastare a far di quella persona qualcosa di buono o indispensabile.
Alla ricerca di qualcosa di perfetto, che non c’è. Perchè non può esistere. May cercherà la soluzione, che non sarà tale. Perchè quella soluzione anche se sarà perfetta (per lei), sarò però priva di anima. Anche perchè sono proprio i nostri difetti a fare di noi quello che siamo. Come un occhio strabico. Che è un tratto distintivo e non un difetto. Ma a May questo, nessuno l’ha insegnato.

E sola e priva di un’insegnamento giusto prenderà la strada sbagliata. Ma la colpa non è solo sua. Lei è vittima e carnefice del suo mondo. E la colpa è di tutti. Di un mondo che non ha saputo costruire in nessun modo né il rifiuto né la delusione né l’accettazione del diverso.




Rispondi