Circa un mese fa mi sono imbattuta in Mother of Flies. Già dai post sui social, dai video e leggendo la storia della famiglia di registi, sono rimasta sbalordita. Era uno di quei film che dovevo assolutamente vedere. Allo stesso tempo, però, temevo fosse il classico caso di “troppo hype”. Invece no: ci troviamo davanti a un’opera ancora poco conosciuta e decisamente sottovalutata, perfetta per chi ama l’horror folk indie e atmosfere alla Hereditary e Midsommar.

Mother of Flies è una parabola da incubo sulla mortalità, il dolore, la fede e la fragilità del corpo umano, realizzata dalla famiglia Adams-Poser. Il progetto è interamente gestito da quattro persone: John Adams, Toby Poser e le loro figlie, Lulu Adams e Zelda Adams. Insieme scrivono, dirigono, montano e interpretano il film, creando qualcosa di profondamente personale. Il fascino del low budget qui non è un limite, ma parte integrante dell’identità del film: un’opera familiare che riflette, non a caso, proprio sui legami familiari.
Il cuore della storia è il rapporto tra padre e figlia, spinto all’estremo dalla disperazione e dalla ricerca di una cura. La classica figura della strega nel bosco viene trasformata in una riflessione filosofica su vita e morte.
Lontano dai jumpscare e dal terrore commerciale, il film ci conduce in un viaggio iniziatico di tre giorni. Mickey, una giovane ragazza con una diagnosi terminale di cancro, si affida a Solveig, una strega che vive in una sorta di albero. Qui scopre che la vera guarigione non consiste nell’evitare la morte, ma nell’accettarla. La malattia diventa un rito di passaggio, la maternità si intreccia con la decomposizione, e persino un semplice ramo si carica di un simbolismo potente: la vita può nascere solo dalla morte.


Toby Poser offre una performance magnetica nei panni di Solveig, rendendo il personaggio quasi tangibile, mentre le dinamiche tra padre e figlia risultano sempre più difficili. Il ritmo è lento, e privilegia dialoghi e riflessioni rispetto all’azione. Non è un film per tutti: richiede pazienza.
Con una fotografia malinconica, effetti pratici disturbanti e una forte identità autoriale, Mother of Flies costruisce un’esperienza quasi rituale. La foresta, l’albero e le mosche diventano simboli di un tempo ciclico, ricordandoci che siamo parte di qualcosa di molto più grande di noi. Anche l’ambiente stesso diventa un personaggio silenzioso in Mother of Flies. Le montagne offrono uno scenario inquietante, suggerendo costantemente la presenza di sguardi nascosti tra gli alberi. È un’ambientazione al tempo stesso affascinante e minacciosa, che riflette l’isolamento profondo vissuto da Mickey nella sua lotta contro la malattia.
Mother of Flies, rappresenta l’uscita più importante della loro carriera fino a oggi. Attualmente disponibile su Shudder e al centro di grande attenzione tra gli appassionati del genere, il film è un disturbante viaggio nel body horror che esplora il dolore e il lutto, analizzando fin dove può spingersi una persona di fronte a una diagnosi terminale.





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