Dopo un anno, segnato da una lunga serie di flop, sia di critica che di botteghino, e dopo essere finita persino al centro di polemiche per uno spot di jeans decisamente fuori luogo, Sydney Sweeney può finalmente tirare un sospiro di sollievo grazie a “The Housemaid”, che sta riscuotendo un successo notevole a livello mondiale.

Voglio chiarire subito una cosa: non ho letto il libro da cui è tratto il film; quindi, non posso giudicare quanto sia fedele all’opera originale né fare confronti peggiore e migliore. Quello che posso dire, senza girarci intorno, è che questo film mi ha colpita. Avendolo visto in anteprima a fine 2025, posso dire di aver chiuso l’anno nel migliore dei modi, con una vera e propria perla e non mi aspettavo così tanto sinceramente anche avendo Morrone all’interno del film!
In cerca di una vita migliore e degna
La storia segue Millie Calloway, interpretata da Sydney Sweeney, una giovane donna con un passato difficile che cerca disperatamente una seconda possibilità. Quando viene assunta come domestica da una ricca famiglia di Long Island, Millie è convinta che la sua vita stia finalmente prendendo la direzione giusta. Ovviamente, come ogni buon thriller, le cose non sono affatto come sembrano. Millie ha mentito su varie cose per ottenere quel lavoro, ma le bugie sono ben altre…
The Housemaid è un thriller psicologico teso e disturbante, costruito su manipolazione, percezioni distorte e continui ribaltamenti morali. Il film gioca abilmente con lo spettatore, lo inganna, lo porta fuori strada e poi ribalta il tavolo al momento giusto. La trama è basata su un romanzo bestseller di Freida McFadden e come ho accennato precedentemente non l’ho letto.

Inganni e falsi cattivi
Nina è una padrona di casa insopportabile: sporca volutamente le stanze solo per costringere Millie a pulire, la sfrutta senza tregua e le affida compiti assurdi. Andrew, al contrario, appare come un uomo dolce, gentile ma stanco dal carattere instabile della moglie. Millie sopporta tutto, abbassa la testa, stringe i denti. Lo fa per empatia verso Andrew e perché sa che, con il suo passato, difficilmente troverà di meglio.
Ma più il tempo passa, più emergono crepe inquietanti. I segreti della famiglia Winchester si rivelano molto più oscuri e pericolosi di quelli di Millie. Le stranezze di Nina, sempre giustificate o coperte dal marito, mettono a dura prova la pazienza della ragazza, che si ritrova intrappolata in un
vero e proprio gioco del gatto col topo. Per sopravvivere, dovrà essere più lucida e più furba dei suoi datori di lavoro.

Ed ecco la plot twist
Il film sorprende, irrita, destabilizza. Alcuni personaggi fanno venire voglia di urlare allo schermo, ma è tutto parte di un disegno preciso. Le svolte narrative arrivano come pugni nello stomaco e, scena dopo scena, ogni tassello trova il suo posto, ricomponendo un quadro di follia coerente e disturbante.
Interessante anche il gioco delle apparenze: la “moglie pazza”, arrogante e umorale, contro il “marito paziente” e apparentemente inoffensivo. È un contrasto fondamentale per l’effetto della rivelazione finale.
A mio parere, però, il vero valore del film sta nel modo in cui affronta la violenza psicologica. Quella sottile, quotidiana, che spesso colpisce le donne e che viene troppo facilmente minimizzata. Quante volte veniamo etichettate come instabili, esagerate, “pazze”, mentre davanti abbiamo uomini impeccabili, di bella presenza, che dietro la facciata nascondono mostri veri?

Un triller assolutamente da vedere e per quanto mi riguarda sono anche curiosa di leggere il libro mentre attendo il 2.




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