Marianne è una serie originale Netflix che fa una cosa in particolare molto bene: ti mette a disagio. Non mi riferisco ai soliti spaventi triti e ritriti, ma proprio a quella sensazione di inquietudine continua che ti accompagna anche quando non sta succedendo niente sullo schermo. È forse proprio questo il pregio più grande di questa serie così preziosa ma anche così poco conosciuta: riesce a costruire un clima da incubo senza dover ricorrere a chissà quali effetti speciali esagerati. Basta un’inquadratura un po’ più lunga del solito, una porta che sembra socchiudersi da sola, una mano che spunta dove non dovrebbe: cose semplici, ma sparse con una precisione quasi cattiva.

La storia segue Emma Larsimon, una scrittrice horror di successo che torna nella sua città natale e scopre che ciò che ha scritto ha, in qualche modo, iniziato a manifestarsi nella realtà: una strega di sua stessa invenzione, infatti, inizia a perseguitarla anche fuori dai suoi incubi peggiori. Questa trama potrebbe sembrare già vista, ma qui funziona benissimo perché il rapporto tra Emma e il suo mostro, Marianne, è molto più che una trovata narrativa: è un fatto personale, un debito che lei deve saldare con il passato. Questo legame è ciò che rende la trama così intrigante: il male non è solo “un’entità malvagia”, ma la personificazione di una parte nascosta della protagonista, di un lato di sé che non vuole morire.
L’atmosfera è molto cupa, quasi da sembrare “sporca”. Non ci sono illuminazioni forti o case impeccabili: i luoghi sembrano tutti molto familiari, vissuti, e tutto questo aumenta la sensazione di realismo e di inquietudine. I personaggi sono ben scritti, credibili anche nelle loro imperfezioni. Il ritmo degli spaventi non è esagerato: non c’è un jumpscare ogni cinque minuti, quando arriva un momento davvero disturbante, arriva perché lo spettatore se lo è guadagnato, perché la tensione ha avuto il tempo di crescere. Il personaggio di Marianne, infine, non ha bisogno di presentazioni o di effetti speciali particolari: è inquietante e basta. Quando entra in scena, basta solo la sua presenza per far accapponare la pelle.

Se vogliamo considerare qualche difetto, sicuramente c’è qualche episodio un po’ meno brillante: verso metà serie il ritmo traballa un po’, come se volesse allungare la tensione più di quanto servisse. Anche la chiusura della storia è risultata un po’ divisiva. Senza fare spoiler, alcuni hanno trovato il finale geniale, altri un po’ troppo aperto.
Se ami l’horror che punta più sull’atmosfera che sul sangue, se ti piacciono le storie che mischiano sovrannaturale e traumi personali (proprio come piace a me), Marianne è una piccola gemma. Non è perfetta, certo, ma ha carattere. Ha una sua identità chiara: non vuole essere la serie horror più rumorosa, ma quella che ti resta addosso quando spegni la tv. Alla fine ti lascia proprio quella sensazione lì: come se qualcosa, da qualche parte, non fosse ancora finito. Peccato, infatti, che non ci abbiano dato più di una stagione.




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