Aterrados (Terrorizzati) è uno di quei piccoli film che restano silenziosi nei cataloghi delle piattaforme streaming, senza clamore né pubblicità. Un horror argentino, privo di attori famosi ( in quel periodo) e del peso promozionale delle produzioni hollywoodiane, destinato a passare inosservato. Eppure, dietro questa apparenza modesta, si nasconde un piccolo gioiello del genere.

Il regista Demián Rugna, oggi conosciuto nel mondo per When Evil Lurks (Cuando Acecha la Maldad), aveva già dimostrato il suo talento con questo film, purtroppo visto e conosciuti da pochi. Per me, il fatto che il film sia argentino è già un valore aggiunto: chi mi conosce sa quanto ami, ammiri e valorizzi il cinema latinoamericano, e proprio per questo non potevo non parlare di questa chicca.
In Aterrados, il terrore non nasce da fantasmi o demoni classici, ma dalle pareti, dai tubi, dagli scarichi, da tutto ciò che normalmente serve a espellere lo sporco e l’inutile. È un’idea semplice e geniale: ciò che crediamo di eliminare ritorna a infestare. Diversamente dai soliti horror, qui non c’è una sola casa infestata, ma un intero quartiere preda di un male inspiegabile.
Diversamente dai soliti horror, qui non c’è una sola casa infestata, ma un intero quartiere preda di un male inspiegabile. La vicenda inizia con una donna che confida al marito di sentire voci provenire dallo scarico del lavandino, mentre lui è tormentato dai rumori costanti di un cantiere nella casa accanto, lavori che inspiegabilmente continuano anche di notte. Da quel momento, il film precipita in una spirale di sangue, paranoia e follia che non dà tregua fino alla fine.

La vicenda comincia con una donna che confida al marito di sentire voci provenire dallo scarico del lavandino, mentre lui è tormentato dai rumori costanti di un cantiere nella casa accanto, lavori che inspiegabilmente continuano anche di notte. Da quel momento, il film precipita in una spirale di sangue, paranoia e follia, senza dare tregua fino alla fine. Non solo la coppia è colpita da eventi inspiegabili: altre due case del quartiere saranno anch’esse perseguitate, trasformando il luogo in un vero e proprio teatro di orrore. Per affrontare la situazione, quasi per caso, si forma un “team” di specialisti che cerca di aiutare a risolvere il mistero, o almeno di ridurre i dubbi che gravano su tutti.
Rugna dimostra un’intelligenza narrativa sorprendente: rifiuta i cliché americani. Niente preti con crocifissi, nessun esorcismo, nessuna spiegazione religiosa o razionale. Tutto resta oscuro e disturbante, e le morti dei personaggi sono tra le più brutali e scioccanti che si possano vedere in un horror moderno. Già dall’inizio si percepisce il macabro: una donna viene uccisa brutalmente… ma da chi? Da cosa?
Il risultato è un’opera cupa, ben costruita e profondamente inquietante, che mantiene la promessa del titolo: lascia davvero terrorizzati, tanto i protagonisti quanto noi spettatori.

Ah..dimenticavo. Aspettate la scena del bambino…




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