Il BioPunk è un sottogenere della fantascienza che pone al centro del dibattito la biotecnologia, ossia, una scienza che collega la biologia alla tecnologia con il fine di manipolare organismi viventi e sistemi biologici per sviluppare nuovi beni.
La biotecnologia fu applicata per la prima volta per la produzione di birra attraverso la fermentazione. Nel XX secolo, essa si è evoluta in una scienza avanzata, passando da semplici processi a complesse manipolazioni dei sistemi biologici, grazie alla scoperta della struttura del DNA e dell’avvento dell’ingegneria genetica; quest’ultima comprende tecniche che permettono di isolare geni, modificarli, clonarli per un nuovo organismo, o addirittura, alterare la struttura del DNA, estraendolo e controllandolo.

Oggigiorno ci sono regolamentazioni internazionali per garantire la sicurezza e l’etica delle applicazioni in laboratorio, ma in un universo fittizio alternativo, in cui nessuno scrive queste leggi, cosa potrebbe succedere? Qui entra in gioco il Biopunk, il quale esplora il lato decadente dell’ingegneria genetica, della biologia quasi fantascientifica e degli effetti sugli esseri viventi in carne ed ossa (da non confondere con il CYBERPUNK, che invece, mette in evidenza i potenziamenti tecnologici dell’intelligenza artificiale e dell’informatica).
Cosa potrebbe succedere se qualcuno avesse il potere di controllare il tuo corpo e di modificarlo a proprio vantaggio? Chi avrebbe davvero la possibilità di farlo? Nascerebbero ulteriori disuguaglianze sociali? Nel mondo dei media audiovisivi abbiamo tantissimi esempi di risposte a queste domande, e oggi vedremo insieme come i videogiochi abbiano immaginato queste realtà distopiche alternative.

Parasite Eve è un survival horror sviluppato da Square Soft e rilasciato nel 1998. Pensato come sequel dall’omonimo romanzo di Hideaki Sena, il quesito alla base della narrazione è: Cosa accadrebbe se i mitocondri sviluppassero una propria coscienza e si ribellassero per prendere il controllo? Il risultato sono mutazioni genetiche anomale guidate dall’antagonista del gioco: Eve, che fa riferimento all’Eva mitocondriale, ossia, l’antenata comune della popolazione, dalla quale sarebbe derivato tutto il DNA futuro, visto che quest’ultimo si eredita dalla linea materna.
Eve è un’entità mitocondriale che vuole dominare il pianeta con l’avvento di una nuova specie, e il gioco segue la storia di Aya Brea, una poliziotta che si ritrova a dover investigare su questi esperimenti biologici anomali.
Il biopunk in questo caso esplora il lato ontologico più profondo degli esseri umani: siamo davvero padroni del nostro corpo? La vera minaccia per l’umanità è l’uomo stesso?

Bioshock è una delle trilogie videoludiche più note di sempre, ed è uno degli esempi più lampanti di genere Bio-punk. Ambientato nella città sottomarina di Rapture, il gioco si distingue per la sua atmosfera unica e per la narrazione profonda e coinvolgente, ed è rinomato non solo per il suo gameplay innovativo, ma anche per i temi filosofici e politici che affronta, come l’individualismo, il potere e le conseguenze delle ideologie radicali.
Ci troviamo alla fine degli anni 40, Andrew Ryan ha un sogno: creare una città-stato, autonoma e indipendente, in cui ospitare le menti più illustri del pianeta e dar loro un laboratorio lontano dal bigottismo dei più deboli e dalle costrizioni delle leggi governative sulla terraferma. Tuttavia, la vita sfrenata del capitalismo e dell’individualismo porta presto a squilibri nella gerarchia sociale: i primi a risentirne sono gli operai, la manodopera di Rapture, che cadono così in profondità da essere definiti “parassiti” tanto quanto quelli in superficie.
Ed è qui che entra in scena Frank Fontaine e l’aspetto biopunk del gioco. Diventato ricco grazie al contrabbando di merci dalla superficie, nell’oceano veste i panni del benefattore aiutando i cittadini meno abbienti: un’astuta mossa che gli garantisce sostegno e potere propagandistico contro Ryan. Un controllo che cresce grazie all’ADAM, una sostanza scoperta da alcuni scienziati di Rapture. Parliamo, inoltre, di plasmidi e di tonici, composti sintetizzati che ricombinano il codice genetico, donando superpoteri e capacità sovrumane.
A Rapture tutto è merce, anche il DNA, che può essere venduto, distrutto e riassemblato da capo, ma una volta che hai “barattato” il tuo materiale genetico, hai perso anche la tua identità, che verrà sfruttata dai più forti.
A differenza di Parasite Eve, che punta a un biopunk più ontologico, Bioshock ne incarna, invece, il lato morale e politico. La domanda, quindi, è: Hanno davvero tutti le stesse possibilità, o la scienza è solo un ulteriore mezzo per controllare le masse ed ampliare ancora di più la distanza tra le classi sociali?

Quale esempio migliore di esperimenti biologici, se non Resident Evil? Tutta la serie ruota attorno alla nascita e allo sviluppo di armi biologiche per mano della Umbrella Corporation, un’azienda farmaceutica, che in realtà nasconde la creazione di questi virus. Essi riscrivono il DNA, provocando negli esseri viventi mutazioni genetiche incontrollabili e terrificanti, e in base al tipo di virus che entra in contatto con il corpo, ci saranno risultati diversi, come continue mutazioni sempre più potenti.
Oltre ai virus, sono nati anche parassiti (come il caso de Las Plagas in Resident Evil 4) che controllano la mente e potenziano il corpo. Interessante il caso degli ultimi due capitoli della serie, nei quali non si tratta di un virus o un batterio, ma di un fungo estremamente superiore alla media.
Anche qui ci sono temi particolari messi in analisi: quanto possiamo fidarci delle grandi multinazionali? Cosa si nasconde dietro le aziende apparentemente nate per salvare l’umanità, ma che, in realtà, la stanno distruggendo silenziosamente, fino all’arrivo di una catastrofe?
Tra tutti i nemici biologici della serie, il fungo è quello che si avvicina di più alla realtà e non alla fantascienza, in quanto in natura esistono davvero funghi che possono controllare il sistema nervoso, ma sono così piccoli che non potrebbero arrivare all’essere umano, vero?

Ed è qui che vi presento l’ultimo gioco in cui l’elemento biopunk è più forte che mai: The Last Of Us.
Il videogioco è ambientato in un universo post-apocalittico, la civiltà non esiste più come un tempo ed è stata sterminata dalla diffusione del fungo Cordyceps, un parassita che si “ramifica” nel sistema nervoso degli uomini, trasformandoli in zombie e riscrivendone il DNA. Le vicende narrate seguono il drastico cambio della vita di Joel e di Ellie, e ciò che avverrà in futuro, quando le loro esistenze si incroceranno.
L’idea di questo fungo nella vita reale è inquietante, ma non posso negare a voi lettori che esiste davvero. Tutto nasce dalle ricerche di Neil Druckmann (la mente dietro il videogioco) e del suo team creativo, grazie a un documentario BBC sulla germinazione parassitaria del Cordyceps. Si sono interessati così a scoprire i segreti del mondo della micologia. Il fungo che molte persone hanno conosciuto come causa di una pandemia in The Last Of Us, non sembra tale nella realtà.
O forse lo è, ma per un mondo più piccolo? A quanto pare i Cordyceps attaccano insetti e ragni. Una formica infettata da spore di Ophiocordyceps unilateralis lascerà il suo nido per raggiungere un microclima più umido e favorevole alla crescita del fungo. La formica è costretta a scendere in un punto di osservazione a circa 15 centimetri da terra, affondare le fauci in una vena della foglia sul lato nord di una pianta e aspettare la morte. A quel punto il fungo continua a crescere, divorando tutto ciò che si trova al suo interno, finché l’insetto muore.
Secondo le ricerche di diversi scienziati, attualmente il parassita non è una minaccia per gli esseri umani, in quanto il salto di specie da insetto a uomo è davvero enorme e ci vorrebbero forse milioni di anni per l’evoluzione.
A mio parere, il Biopunk è tra i generi più interessanti da esplorare per i media audiovisivi! Questi sono solo alcuni esempi, ma tra gaming, letteratura, fumetti, etc, c’è un mondo ricco di contenuti del genere!




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