“Una storia può essere vera o falsa.” diceva il detective in ‘V per Vendetta’. “Questo lo lascio giudicare a lei.” è la risposta che dà V nei panni di William Rookwood. Anche questa storia di può essere vera o falsa, di sicuro è tanto assurda quanto agghiacciante.

L’ESTRANEA – TRAMA
Tutto inizia con un cane che azzanna la gamba di una bambina, la figlia più piccola di una famiglia benestante di Bari. La gamba dovrà venire amputata, a quanto pare. Ed è qui che entra in scena l’estranea, una strana donna venuta da nulla che con un patto faustiano propone alla madre di salvare la gamba della bambina, ma al posto dell’amputazione il figlio più grande, con un possibile futuro nel mondo del calcio, comincerà ad ingrassare in maniera smisurata. Quella che sembra solo un’ipotesi, diviene realtà. C’è una maledizione vera e propria che distrugge lentamente la vita di una famiglia borghese invidiata da tutti.
La classica famiglia ricca e benestante, con una madre arrivista che vede nel successo dei propri figli l’unica via di felicità. Che non riesce ad accettare l’individualità della figlia, tanto da vedere in lei sé stessa e di provare a farle vivere la vita che non ha potuto avere. Tanto da rifiutare e poi soffrire del fatto che è innamorata di una ragazza, invece che di un ragazzo.

Pur di non affrontare la realtà, si decide, davanti ai problemi, si scambiare una tragedia imminente con una lontana. Sia nello spazio che nel tempo. La maledizione continua perché non si riesce ad accettare ciò che accade, si cerca di dargli un senso che come dice la figlia, invece, non c’è. Non c’è controllo nella nostra vita, ma l’illusione di averlo porta ad una distruzione inesorabile. Tutto si eredita, anche i traumi. In un lungo viaggio di ventisette anni, vedremo l’Italia cambiare, attraversare vari momenti.
La mutazione di una società che passa per le crisi economiche, per l’assurda ironia della sorte in una notte magica di festeggiamenti che diventa tragedia. In una spirale di avvenimenti si arriva poi alla pioggia, che dovrebbe purificare, ma che è anche disastro. E tutto torna, si chiude un cerchio nel finale per provare a salvare il salvabile quando tutto ormai è perduto. Una protezione ossessiva da parte della madre che è essa stessa la maledizione, una possessività che stringe forte e lascia senza respiro.
E forse bisogna rifiutare la presenza dei genitori per diventare veramente sé stessi. Prendere la propria strada, per non essere solamente la copia malfatta di qualcos’altro. Per spezzare la maledizione, che non è solo un qualcosa di sovrannaturale, ma è anche il cordone ombelicale che ci tiene legati ad una sorta di figura soffocante. Al quale pensiamo di dover dare ciò che si aspetta da noi, perché ci vuole bene o ci ha dato la vita.

Tutto è raccontato con una colonna sonora fantastica e con una regia magistrale, soprattutto in una scena verso il finale nella quale un inseguimento ci porterà, tra passato e presente, a tutto il percorso compiuto verso un disastro purtroppo inevitabile. Paolo Strippoli ci regala la sua maturazione definitiva dopo i bellissimi La Valle dei Sorrisi e Piove. Ma qui, forse, siamo ancora oltre. L’ESTRANEA è uno dei film migliori di quest’anno, sperando possa arrivare anche all’estero. E la scelta per gli Oscar spero possa essere solo il primo passo per far conoscere questa meraviglia.



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