I registi Carl Sundström e Nathaniel Pellikka Erlandsson hanno invitato il pubblico a contribuire alla realizzazione di questo incubo cinematografico, lanciando una campagna per The Waiting Man. L’obiettivo era raccogliere 3000 dollari per finanziare la produzione.


Carl Sundström è un regista svedese noto soprattutto per il suo lavoro nell’horror indipendente. Nato nel 1992, ha sviluppato un interesse precoce per il cinema, girando il suo primo film a soli nove anni. In seguito, ha studiato cinema e ha iniziato a realizzare cortometraggi durante gli anni della scuola di cinema. Il suo stile fonde spesso realismo documentaristico e horror soprannaturale o psicologico.
Sundström ha ottenuto maggiore visibilità con Documenting the Witch Path, un documentario horror presentato in diversi festival internazionali e premiato nel circuito indie. Successivamente ha diretto Finally Alone, un horror minimalista incentrato sull’isolamento e sulla tensione psicologica. Alla fine del 2019 ha realizzato Reportage November, continuando la sua esplorazione delle narrazioni horror in stile documentario. I suoi film combinano produzioni a basso budget con una narrazione immersiva e realistica, concentrandosi su suspense, folklore e paura dell’ignoto.
The Waiting Man racconta la storia dello streamer TOMNI, che una notte nota una figura inquietante fuori dalla finestra e compie una scelta destinata a perseguitarlo. Negli ultimi decenni sono state documentate segnalazioni sorprendentemente simili riguardanti una misteriosa entità collegata a centinaia di sparizioni in tutto il mondo. Il fenomeno è conosciuto come “Alikabiha”.

Il film propone sequenze horror capaci di competere con alcune delle migliori opere del genere found footage. D’altronde, il found footage ha sempre vissuto di continue reinvenzioni: ogni tanto emerge un film che non si limita a partecipare al genere, ma ridefinisce il modo in cui il pubblico sperimenta la paura. The Waiting Man sembra costruito proprio su questa idea.
Alla base del progetto c’è una celebrazione degli strumenti che hanno reso il found footage così efficace: videocamere portatili, sistemi di sorveglianza, registrazioni dello schermo, live streaming e tutte le tracce digitali che lasciamo dietro di noi. Questi elementi non vengono usati come semplici espedienti narrativi, ma diventano il vero linguaggio del film, riflettendo il modo in cui oggi documentiamo e viviamo la realtà.
Il risultato è una narrazione immediata, immersiva e disturbante.

Uno degli aspetti più interessanti di The Waiting Man è proprio la scelta di avere uno streamer come protagonista. Questo dettaglio rende tutto più credibile e contemporaneo. I dialoghi risultano naturali: i personaggi parlano tra loro in svedese, mentre TOMNI si rivolge al pubblico in inglese durante le dirette, aumentando ulteriormente il senso di autenticità.
Come afferma lo stesso regista, The Waiting Man non si limita a mostrare “filmati ritrovati”. La storia viene raccontata attraverso una prospettiva costruita con attenzione, che trascina lo spettatore sempre più a fondo nel mistero. La paura nasce tanto da ciò che viene mostrato quanto da ciò che rimane nascosto.
Questo film ha il potenziale per diventare una delle opere di riferimento del found footage nel 2026. Non rinnega ciò che il genere ha costruito in passato, ma prova a evolverlo sia sul piano tecnico che su quello emotivo. Il terrore, il dubbio e l’ansia crescono costantemente, e tutto appare estremamente reale, persino il linguaggio utilizzato dai personaggi.




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